venerdì 28 aprile 2017

Il peso della connessione, del tempo che passa, la felicità

Parte 1 di 3 (Fiumicino - Trevignano Romano)



Quando decisi di partire con la 5xc, dovevo farlo da solo, dovevo prendere il "rapido Taranto/Ancona",dovevo percorrere più chilometri con meno salite. Ma Rino diceva anche che non bisogna mai "criticare un film senza prima, prima vederlo". Allora quando il mio migliore amico ha palesato l'idea di volermi accompagnare, pressai perché questo avvenisse. Così è stato.

La pianificazione è cambiata parecchio; non più Marchè/Umbria, ma Lazio/Umbria; il calcolo del percorso e del dislivello diventa più approssimativo (in due possiamo permetterci di improvvisare), Sono pigro e non sono motivato a sufficienza per fare le cose per bene... mai. Non si parte più in treno da Taranto verso Ancona, ma in Macchina verso Fiumicino. Si parte di sera dopo lavoro, si arriva a Fiumicino di notte e si dorme tra divano e pavimento a casa di un'amica. Sono troppo stanco per tirare fuori dallo zaino il tablet e provare ad abbozzare l'inizio di un diario di viaggio, uso l'iPhone, apro "note", non ne viene fuori niente di buono, passo circa un'ora a scorrere la home di Facebook e a mettere cuori su Instagram. Troppi pensieri. Troppe preoccupazioni. L'Ansia... la paura di deludere le aspettative del mio compagno di viaggio; è una mia responsabilità. L'Ansia... il meteo incerto, farà freddo, sono troppo pesante, ho portato troppa roba. L'Ansia...
La sveglia suona alle 8.00 ma eravamo già in piedi. La schiena ha già qualcosa da dire. Le ore di sonno sono state poche e inquiete. una doccia veloce e tutta la calma per non dimenticare niente. Usciamo di casa alle 9.00 imposto il gps per un percorso pedonale verso la prima tappa; ci si scalda per 25km circa, pausa. colazione. borracce piene, banane comprate, una l'ho mangiata, una è nella tasca della maglietta e l'altra... si parte davvero.


La Bicicletta è troppo carica. Ho portato troppa roba. Non mi serve tutto quello che ho. Si. È una stupida e scontata metafora della vita: Abbiamo davvero bisogno di tutto quello che ci portiamo dietro? Le comodità delle quali pensi di non poter fare a meno, sono le stesse che ti "bloccano" e non ti lasciano proseguire il tuo cammino. Le cose che possiedi alla fine poi ti possiedono diceva Tyler. Ho portato l'iPad e la smart keyboard (con annesso un carico d'ansia per la paura di perderli) per scrivere il blog in tempo reale, alla sera, per riversare tutto senza rischiare di dimenticare nulla; ma perchè? la mia memoria funziona bene, e se poi qualcosa la dimentico e mi trovo a dover inventare, chissenefrega, anzi, sicuramente verrà fuori roba piu interessante della verità. Sono pesante. troppo pesante. il clima è mite (in culo alle previsioni e alle Allerte meteo) non dovevo portare il completo invernale. non dovevo portare due powerbank (la pendenza è del 8%. questa salita non finisce mai), l'iPad non mi serve, per principio non voglio usare il rampichino, questa salita mi serve per espiare, deve far male. Non dovevo portare il jeans e la felpa. Non dovevo portare l'iPad. Che me ne faccio di due powerbank?! intorno a me il panorama è fantastico, la primavera profuma di buono, di bagnato, la sento addosso, dentro al corpo, penetra attraverso i pori, ne sono immerso. Fà male, e godo.
Il paesaggio troppo repentinamente muta, le colline diventano più aride, c'ê più strada, piu' asfalto, più rotatorie, più cartelli stradali; su uno di questi leggo: "Vigna di Valle", raggiungo il compagno e propongo di fermarci al museo dell'Aviazione e dell'Aeronautica Italiana, siamo d'accordo, una piccola deviazione e in pochi minuti (dopo una discesa da 70km/h) siamo all'ingresso presidiato da una guardia armata che puo' avere 20 anni, spaventato a morte da due "signori" in abbigliamento bizzarro che vogliono entrare in una zona militare in sella a due biciclette piene di borse. Dopo aver richiesto e avuto l'autorizzazione del Capo di Stato Maggiore, ci lascia entrare.
Adoro il museo di Vigna di Valle in quanto è l'emblema della maestosità della forza e della superiorità della macchina sull'uomo. L'aeroplano, più di ogni altro "arnese" esprime le qualità della razza alla quale apparteniamo: L'intelletto, il coraggio, la follia. È la seconda volta che lo visito e come la prima, la sala dei velivoli dei pionieri del volo, quella dei caccia impiegati nel primo conflitto mondiale e quella degli idrovolanti da corsa sono le mie preferite, poter "toccare" (in realtà non si potrebbe, ma paradossalmente non c'è nessuno che sta li a fare la guardia) quelle macchine è come uno Tsaheylu tra un Na'vi e un Ikran, crea una connessione con la storia con i veri Futuristi, con gli "Assi" che volavano e combattevano per un Ideale (condivisibile o meno, sticazzi); combattevano e volavano con una pistola d'ordinanza nella fondina, a cosa servisse una pistola su un aereo dotato di mitragliatrice è presto detto: questi apparecchi si incendiavano con una certa facilità, e il pilota piuttosto che morire bruciato tra le fiamme preferiva spararsi un colpo alla tempia. Adoro.

All'uscita dal museo si prosegue costeggiando il lago lasciandocelo sulla destra, ancora mi è ignoto come sia possibile che le coste di un lago abbiano un dislivello così fastidioso, un lago è piatto come un lago di solito, ma vabbè. Bracciano, restiamo sul lago, una pizzeria gestita da personale cortese e gentile ci rifocilla, bevo una birra grande e mangio una pizza (ne avrei volute mangiare due). In questo viaggio non ho portato con me gel a rilascio immediato, ho deciso di affrontare questo viaggio senza aiuti alimentari, mangiando cibo e bevendo liquidi ordinari, non fumando. Decidiamo di ripartire troppo presto, la pizza la digerirò dopo, i sali/scendi degli ultimi 12 chilometri prima di Trevignano ci hanno  davvero provato, le gambe sono rigide come tronchi, sdraiati per terra non riusciamo a raccogliere le forze cerebrali per cercare un posto economico nel quale passare la notte, ci fermiamo al più vicino, che probabilmente è anche il più costoso, però che vista dalla terrazza:











Arrivato in camera non riesco a fare neanche la doccia, puzzo ma mi metto a letto senza lavarmi (non prima di aver chiesto la password del wifi), di nuovo provo a scrivere, di nuovo non ci riesco. Di nuovo penso e di nuovo sono contento di non essere un Asso della prima guerra mondiale, sono contento di non avere una pistola nella fondina della divisa. Penso a Filippo Tommaso Marinetti, ai suoi baffi all'insù e al manifesto del futurismo, e a quanto dovrei farmi schifo per quanto, in molti punti, mi ci ritrovo (che poi se penso che il manifesto è stato scritto 108 anni fa, e parla di futurismo e di distruzione del passato, rischio di scomparire con un quantum leap).
Per il momento mi sono rotto i coglioni, se ti interessa sapere come va a finire devi aspettare le parti 2 e 3 di questo racconto.
Alcuni scatti su questo percorso Quì


  • Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
  • Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
  • La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
  • Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un'automobile un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
  • Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
  • Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.
  • Non v'è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo.
  • Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
  • Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
  • Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
  • Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, e le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
È dall'Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquari. Già per troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.


martedì 18 aprile 2017

Andrà tutto bene

Sono tutte cazzate! La cattiveria non esiste. L'umano è un essere fondamentalmente positivo, si fida di te e ti ama a prescindere. L'imprinting è quasi sempre positivo. È veramente difficile riuscire a farsi odiare. È così...

Oppure, sono l'uomo più fortunato del mondo.

Mentre sto scrivendo queste righe vivo uno dei pochissimi attimi di serenità in uno dei periodi più cupi della mia esistenza. Sarà un epitaffio a memoria di una futura rinascita e non di una dipartita. Perché la propria vita la si deve a qualcuno, la devi al tuo prossimo come diceva il Compagno Gesù Cristo. Devi dedicarla a coloro che ti hanno regalato i momenti di gioia, perché "la vita è quasi sempre una merda, altrimenti le persone non si suiciderebbero".
Vale la pena vivere per quella Persona che pur di non dartela vinta, riesce a farti del bene facendotelo interpretare come gesto di estrema cattiveria. La devi a quella Persona che è stata lì sempre, nonostante tutto. Nonostante tu sia quanto di peggio poteva incontrare lungo la propria strada. Vale la pena vivere per il tuo migliore amico, ma anche per il tuo peggior nemico, per andargli in culo finché avrai fiato.




...un momento che dura da 37 anni.


lunedì 10 aprile 2017

37

Scopro in ritardo che i Pink Floyd e Stanley Kubric il 23 Marzo mi hanno fatto un gran bel regalo di compleanno.
Buona visione

venerdì 7 aprile 2017

favola su una bicicletta



Questa è la storia di una bicicletta, una bicicletta costata poco, la storia della bicicletta con la quale per la prima volta ho messo le ruote fuori da una strada nera e grigia, la prima bicicletta con la quale mi sono allontanato da casa, la prima che mi ha accompagnato fuori dal traffico, dentro la al fango, sulle rocce, dentro me stesso.

Insieme a Lei ho incominciato a percorrere sentieri e non sentieri, la prima bicicletta che ho portato sulle spalle la dove niente si poteva pedalare.
Questa è la storia di quella bicicletta, di quello che mi ha dato, di quello che è diventata e dei compromessi che ognuno di noi deve affrontare nella vita. Una storia di crescita e metamorfosi.
Lei è un ferro prossimo al compimento dei 20 anni, ma al tempo era una signora, una gran bella signora, troppo grande per me, le misure del decathlon di quegli anni erano davvero troppo generose, sbagliai la taglia. Le biciclette del decathlon si chiamavano ancora "biciclette del decathlon", non B'Twin, le geometrie dei telai si somigliavano tutte. É una decathlon rockrider x5; o meglio, era.
Succede spesso che io mi affezioni agli oggetti, succede spessissimo con le biciclette, questa non era la mia prima bici in assoluto (la prima fu una cross rossa con la leva del cambio sul tubo orizzontale, la seconda una bmx gialla bianchi, poi una mtb montana di colori fluorescenti... poi altri ferri recuperati, regalati.. mai venduti) ma con lei comunque ho vissuto un sacco di prime volte e per questo ci sono ancora più legato. Il mio rapporto con le due ruote a propulsione umana non è mai stato costante, ma tutte le volte che mi sono avvicinato ad una bicicletta (alla bicicletta in generale) sono coincise con periodi di cambiamento e in qualche modo di rinascita, o quantomeno di evoluzine. Questa  5x è alla sua terza vita, forse l'ultima (come nella migliore tradizione videoludica).


    Fu aquistata per gli spostamenti in città, non ricordo se mi avessero tolto la patente, o se avevo distrutto un'auto... non ricordo proprio, fatto stà che avevo bisogno di una bici per muovermi. nei vari traslochi e periodi di allontanamento mi sono ritrovato senza bicicletta. il Decathlon (che dalle mie parti aveva aperto da pochissimo) era il posto ideale per trovarne una decente ad un prezzo non eccessivo. la prima vita scorse così senza intoppi, tra scorrazzate nel traffico e qualche uscita dal centro cittadino per raggiungere il mare.


☺   La seconda vita non fu proprio una rinascita, ma più (per restare in tema videogames) un PowerUp, un powerup trovato per caso: i miei problemi di mobilità si erano risolti, ma la xc5 continuavo ad usarla per diletto, quando ad un certo punto, non ricordo bene le circostanze, realizzai che avevo sotto al culo una MTB, un mezzo offroad "e sono un coglione!" pensai. Apportai delle piccole modifiche (ma non voglio perdermi nei tecnicismi) e la mia bella XC5 era pronta a fare XC, ma anche enduro, anche bmx. Scoprii la mountainbike, scopri un nuovo modo di vivere la bicicletta, di vivere la città, di vivere... scoprii la mia strada, che in realtà non era una strada. Lo scoprii un po' tardi, le geometrie, le ruote da 26, la forcella, i vbrake erano ormai superati, le mountainbike erano diventate un'altra cosa nel frattempo. Dovevo lasciarla. Quando ho cambiato mountainbike l'idea di venderla non mi ha mai neanche sfiorato lontanamente. Ho cercato di farla restare viva, pregando le persone a me vicine di utilizzarla, di farla correre, ma ovviamente nessuno poteva capire i miei sentimenti ed è stata ferma a lungo. DEATH!


  La mtb è ormai al centro dei miei pensieri, organizzo le mie giornate affinchè possa avere sempre un po' di tempo per sentire le rocce, la terra e la ghiaia scorrere sotto le ruotone della mia GIANT. Da qualche anno ho rinunciato alle quattro ruote, ho rinunciato a spostarmi in una scatoletta di tonno (se dovrò morire sulla strada, almeno volerò negli ultimi istanti della mia vita). Gli ultimi anni ho affrontato i miei primi viaggi in bicicletta, l'ultimo anno in moto ed ho imparato ad apprezzare lo spostamento come parte integrante del viaggio e non solo come inframezzo, non c'è niente di meglio che viaggiare in bicicletta per goderne a pieno. Non ci sarebbe niente di meglio che viaggiare in mountain bike, fuori strada. sulla ghiaia, gravel in inglese... GRAVEL BIKE. ho esplorato l'internet, i negozi fisici e online per capirci qualcosa e ne emerso che non c'è niente da capire, questa è LA BICICLETTA, la bicicletta che ti porta ovunque e che dovresti portare ovunque. Il compromesso ideale. Odio i compromessi. ma solo i cattivi non riescono a vedere il buono nelle cose, questo è un buon compromesso. Ok, però non voglio comprarla, voglio pedalare sulla mia xc5, la bicicletta che mi ha fatto scoprire la mia strada fatta di non strada. Di nuovo, non voglio rovinare questa favola facendo un elenco dei lavori eseguiti e delle componenti sostituite. Ti basta sapere che adesso la mia xc5 è questa quì (foto); e che tra pochi giorni, da soli io e Lei, partiremo. Ti racconterò com'è andata quando torno.



sabato 1 aprile 2017

OffRoad

"Trova la tua strada" mi dicono. A 37 anni una strada non ce l'ho.
"Trova la tua strada". La mia? Io non ho una strada mia, sai che palle avere una strada privata, nella quale non incontri nessuno, o se lo incontri è solo un ospite, uno che percorre la mia strada, uno che è li di passaggio, uno che invade il mio spazio per definizione. Un clandestino. No. Io non la voglio una strada mia.
Io non la voglio proprio una strada che sia una: una strada sola per andare in un unico posto prefissato è il tunnel con in fondo la luce. é la morte.
Una strada, un pezzo di mondo confinato, comodo, asfaltato, a volte solo battuto, ma che qualcuno comunque ha percorso prima di me; quella strada un tizio, comunque, deve averla tracciata. Una strada mia, che non sarà mai veramente mia, non la voglio.

Non voglio camminare su una strada, voglio camminare sulla terra, nella terra al di sopra della terra, "IDCLIP" cazzo!








IDDQD e IDKFA per stare tranquilli.



domenica 19 marzo 2017

il diciannove marzo

"le maestre quest'anno ci hanno detto di parlare con il cuore, sappiamo che sarà molto difficile [...]" Inizia più o meno così la poesia (imparata a memoria) della festa del papà che mio figlio stamattina ha recitato dopo avermi regalato una coppa di carta pesta realizzata delle sue insegnanti con su scritto "Al Mioglior Papà del Mondo". Quest'anno mio figlio parla con il cuore e recita (a memoria) un papiro lunghissimo, parlando al plurare, come se io fossi il padre suo e di tutti i suoi compagni,
Perchè ti istruiscono alla menzogna? come posso essere io "IL MIGLIOR PAPÀ DEL MONDO" e allo stesso tempo anche i genitori dei tuoi compagni?
"Il migliore" è un comparativo assoluto, se il migliore sono io, non possono essere allo stesso tempo i migliori anche i padri dei tuoi compagni. Perchè neanche ti insegnano ad applicare nella vita lo studio della lingua italiana? Come puoi parlare con il cuore recitando a memoria delle parole che non provengono dal tuo cuore?perchè non ti insegnano la libertà, l'indipendenza e a parlare con il tuo cuore?

quest'anno mio figlio non è riuscito a ricordare tutta la poesia, si è bloccato ed ho letto nei suoi occhi lo sconforto, il fallimento; ma a 6 anni e mezzo non si può fallire mai.


Tu non fallisci mai! Tu Sei un campione! Tu vinci sempre! Perchè ogni giorno cresci e ogni giorno sei migliore.


Figlio, io non ho avuto il coraggio di dirti tutto questo stamattina perchè tuo padre è un servo, tuo padre è ormai omologato a questo sistema; è diventato adulto e padre, ma non riesce ad essere per te l'esempio di ribellione che ogni figlio merita di avere. cresci Libero, cresci Anarchico, diventa adulto e cresci amando sempre come solo un bambino sa amare.

venerdì 17 marzo 2017

New Born. pt.2 (disclaimer)

Questo spazio nasceva 7 anni fa ed è stato vivo poco. Parlava di ciò che mi sembrava nuovo e di quello che mi trasmetteva nostalgia. Ero quasi trentenne (lo diventai un mese dopo), ero quasi padre (lo diventai quattro mesi dopo), ero marito senza esserlo mai diventato, ero annoiato, confuso, impaurito.
Cercavo fuori, qualcosa che riempisse gli spazi che avrei dovuto colmare riflettendo e provando a migliorare, provando a diventare uomo. Era quello il momento di crescere, ma la paura ha avuto la meglio e alla fine non sono cresciuto.
Cercavo "cose", le cercavo nell'internet; le cercavo nelle persone intorno a me. Cercavo le pulsazioni cardiache accellerate, le pretendevo senza fatica, senza sudore (parlo della vera fatica fisica, del vero sudore liquido e profumato di vita); cercavo i guai, cercavo di complicarmi l'esistenza, cercavo il caos sperando che lo sbrogliamento delle matasse mi impegnasse la mente e le risorse per sempre, per fare in modo che ci fosse qualcosa da fare, da risolvere prima di... sperando che il momento di crescere non arrivasse mai. Era un spazio autocelebrativo, atto a far sì che mi liberassi dalla noia nei momenti in cui vivevo l'illusione di una vita semplice fatta di cavi delle cuffiette sbrogliati.
Era uno spazio nel quale volevo radunare i miei simili: eccessivamente progressisti e amanti della futilità. Uno spazio nel quale non ero l'unico stronzo. Questo per evitare di accettare cosa diventa un un uomo quando deliberatamente decide di non crescere.

E ora cosa è cambiato? Nulla. Tranne la consapevolezza.


Pertanto, caro lettore, questo è quanto dovrai aspettarti da questo blog:
  • racconti personali di un figlio di puttana, di una persona meschina e con pochi scrupoli, di un alterego bukowskiano, una sorta di Henry Chinaski di noialtri; storie completamente inventate che probabilmente spaccerò per vere.
  • fotografie brutte. senza criterio, senza tecnica, disegni, raccolte di schizzi  e vecchie creazioni che proverò a recuperare dai luoghi del mio passato.
  • storie vere di bicicletta e di moto, di viaggi (che sono vere lo sto dicendo io, quindi è anche possibile che propini il racconto del tour del madacascar in singlespeed, mentre invece sono stato a casa ad ammazzarmi di seghe, a fumare eroina)
  • produzioni musicali che potranno essere il "degno" sottofondo per la visione dei contenuti sopracitati.
Un bambino. è un essere senza scrupoli, incapace a trattenere la rabbia (ma anche la gioia), incapace di non manifestare l'odio, spesso gratuitamente cattivo. Un bambino cresce, oppure muore; quello che ti aspetta se continuerai a seguirmi, sono le storie di un bambino che non è morto e che è quasi arrivato a quarant'anni.

... credo possa essere interessante.