mercoledì 28 giugno 2017

Ernia

Le ruote non ruotano. Mi si gonfia l'inguine. A volte tanto. A volte meno. Fa male. A volte tanto. A volte meno.

Devo sdraiarmi e spingere con le mani le mie le viscere dentro. Come ingoiare. Come deglutire l'intestino da una posizione molto vicina al pene.
Erezione.

E' difficile mettere a fuoco il futuro prossimo. E' difficile mettere a fuoco l'Albania. Destabilizzazione.

martedì 9 maggio 2017

Alla fine ci vuole anche molto coraggio per tornare indietro quando è necessario

Bike Trip 24/25.04.2017 Parte 3 di 3 (Perugia - Assisi - Taranto)


È finita! come succede sempre...fran!

se sei Quì perchè ti ci hanno mandato, allora devi passare prima da Quò e poi da Quà.

Fran! Sempre quel maledetto fran! Sempre. Anche quando lo sai. Anche quando te la sei andata a cercare e non poteva esserci epilogo diverso... Fran! Il chiodo ha ceduto in un McDonald's sul GRA alle 18.55 circa. Del 24 Aprile 2017. Quando l'ho sentito mi si è chiuso lo stomaco, e l'ultimo nugget è finito nel cestino. In macchina non ho da pedalare, il mio amico non mi lascia guidare, la stanchezza e la tristezza fisiologica che accompagnano ogni rientro sono complici di un silenzio strano tra noi, l'iPhone è quasi scarico e non voglio vivere l'ansia di stare col telefono spento (ci manca solo quella). È il momento di fare i conti con me, di parlare con il mio chiodo.

Sai cosa devi fare? Devi prendertene cura. Non è difficile, se non vuoi che il quadro cada, tu lo prendi, con molta calma lo rimuovi da quel chiodo, lo posi sul letto (già che ci sei dai una spolverata sulla parte superiore della cornice, lì dove non ci arrivi mai quando è appeso), controlli che il chiodo sia ben saldo alla parete, se non sei sicuro, se qualcosa non ti convince, lo cambi, fai un altro buco un po' più su... No!!! non lì! non troppo vicino all'altro. Li la parete é debole. Ancora più su... ecco, lì va bene. Perfetto... Riappendi il quadro al nuovo chiodo su un punto solido della parete. Ottimo lavoro!... 
FRAN!!! 

Prima del McDonald's sul GRA ho attraversato Roma in treno. Da Tiburtina a Fiumicino. Come l'anno prima. Ripercorro sui binari  una città che ho attraversato esattamente 12 mesi prima tra i racconti di una mezza vita non mia, ma che un po' mi è appartenuta. Attraverso Roma su un treno e 2 ruote stanche accanto alla mia poltrona, mentre l'anno prima la compagnia era di altre 2 ruote di rombante acciaio e dell'amore. Roma mi scorre davanti agli occhi e oltre il finestrino riesco a mettere a fuoco il viso rotondo di quando l'ho incontrata dieci anni prima, riesco ad ascoltare i suoi silenzi e rivivo l'emozione nel non essere riuscito a parlarle. Neanche una battuta scema delle mie. Riuscivo solo a non scollare gli occhi dal suo piercing e da quel taglio di capelli del cazzo. Ricordo e rido.

È la sera prima dell'ultima partenza e si cena con del Sushi, Domani Si arriva ad Assisi e poi si torna a casa.
Non siamo ancora decisi su come si evolverà l'ultima giornata. Se restare una notte o partire. Sono già ansioso. non riesco neanche a decidere cosa e dove mangiare, il mio compagno d'avventura è il mio migliore amico, mi vede "nel panico" e si diverte a lasciarmi prendere le decisioni... in realtà ha agito così per quasi tutto il viaggio, ma oggi non ci riesco. Ok Sushi. i minuti in cui ha atteso la mia risposta mi sono sembrati ore... ore in cui non riuscivo a rispondere ad una domanda semplice, ore in cui il suo sorriso rispetto al mio irrazionale panico mi metteva ancora più panico. Domani partiamo. Partiamo per l'ultima tappa. L'ultima salita. Si. Sushi. "Lo completerai il tuo percorso di conversione" mi dice ridendo. Sono partito con la migliore compagnia per questo viaggio, forse la migliore compagnia in assoluto. Ci conosciamo da una vita, ma siamo "amici" solo da meno di una decina d'anni. A lui è affidata la crescita spirituale di mio figlio. Mio figlio che porta anche il suo nome. L'affidabilità e la responsabilità di un padre perfettamente shakerate con un perfetto e stupido compagno di giochi. Questo è l'amico mio. Uno che non te la manda a dire ti lancia addosso tutta la merda che ti meriti con quella cinica faccia di cazzo. Sushi. è passato il panico. in questi giorni grazie a lui i momenti di depressione, ansia, panico sono durati sempre meno. Oggi è più difficile. ma è passato. Sushi, poi un gelato e a letto.
La mattina si parte presto, tocca di nuovo a me decidere che strada fare. quella con meno dislivello è la superstrada. Mi affido completamente al gps, e sbaglio. La superstrada è velocissima. trafficatissima, piena di quei camion randagi ai quali siamo scampati il giorno prima. Una Galleria, sono davanti, la imbocco per primo. I camion sfrecciano a 30 cm da me e "suonano"; il claxon dei camion nella galleria rimbomba e assorda. lo spostamento d'aria provocato da questi "giganti" mi spintona violentemente. Sembra di pogare, Cado. Per fortuna verso la parete della galleria, e non sulla strada. I claxon diventano più intensi, mi rialzo, tiro su la bici, guardo il telefono, due chiamate perse (forse posso anche controllare chi è tra qualche minuto). Non sono arrivato neanche a metà della galleria, il mio gregario si è fermato prima, è già fuori; io devo girare la bicicletta e tornare indietro...contromano; mentre lo faccio una pantera accende i lampeggianti. non sono ancora fuori che ha già fatto il giro e ci viene incontro; "Non potevate restare a Taranto a mangiare le cozze?" 

- Quando viaggi in bicicletta quasi tutti ti sono amici, anche la polizia - ci aiutano a rimettere le bici in strada e ascavalcare il guardrail, ci danno qualche consiglio sul percorso da intraprendere e ci augurano buon viaggio.

Tornati nella città provo a cercare nuovamente un percorso migliore sullo smartphone. Il mio amico questa volta non me lo lascia fare, prende la situazione in mano chiedendo informazioni ai passanti; "vedi? spegnilo quel coso!" Sono solo 30 chilometri, ma attraversiamo diversi borghi, ed in ognuno di questi troviamo qualcuno a cui chiedere come arrivare ad Assisi senza prendere la superstrada. Arriviamo sotto Assisi mancano una manciata di metri prima di iniziare i tornanti che ci porteranno su. Alla meta. alla...
FINE


* “A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buonanotte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto, fran.
Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all'Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: "A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave". Ci rimasi secco. Fran.”

venerdì 5 maggio 2017

Quando la leggerezza è meglio di uno specchio

Bike Trip 23.04.2017 Parte 2 di 3 (Trevignano Romano - Perugia)


Se sei arrivato quì per caso, devi prima leggere questo.

Dopo il tormentato riposino pomeridiano, la serata a Trevignano Romano scorre tranquilla, una cena in una suggestiva trattoria, accompagnata da vino buono e tante chiacchiere liberatorie. Alle 2200 sono già a letto. La sveglia suona mentre sono seduto sul cesso con in grembo il mio iPad che pianifica su Strava la prossima tappa; decidiamo (a causa di una serie di motivi) di anticipare il rientro di un giorno, la prima tappa è stata piuttosto sfiancante e la sento ancora nelle gambe e sulla schiena.
La colazione della Signora del B&B è ricca, mangio tutto: Toast, uova strapazzate, caffè, yogurt, succo di frutta, caffè, pane e marmellata, muffin, cereali, caffè. Colazione disturbata dalla signora che  ha provato con tutte le armi in suo possesso ad imporci di percorrere la via Francigena, ce l'ha messa davvero tutta la gentile signora, ma non ci è riuscita... la puttana. Si parte. Non dobbiamo strafare. Massimo 60Km. e dobbiamo andare piano, poi saliremo su un treno. Decidiamo di pedalare fino ad Orte.
Il percorso fino a Civita Castellana ci regala un gran bel paesaggio, me lo godo lentamente, non spingo, uso rapporti alti, saluto tutte le pecore che incontro. Anche quelle nere. Il mio compagno è lontano, un "tic" periodico, snervante/adorabile/snervante del freno anteriore è la mia unica compagnia, sono solo e le sinapsi non si soffermano su niente, o meglio si soffermano su troppe questioni scomode riguardanti la mia persona e cerco di "scacciarle", allora accelero e la fatica diventa la mia seconda compagna di viaggio. Un "tic" e la fatica. Smetto di pensare, ascolto, guardo, cerco di immergermi in quello che sto facendo, distogliendomi da quello che sono.
È Domenica, e il giorno del signore ci regala un traffico libero da automobili e da "Camion Randagi",
ricco comunque di una fauna alla quale non siamo abituati: i lupi e i falchetti sono i padroni incontrastati di queste terre. La prima e unica sosta è Nepi.
Nepi è un piccolo Borgo attraversato da un fiume, e in centro ha una cascata. una cascata vera di quelle con l'acqua che cade copiosa dalla sommità di una roccia. Una pausa in movimento: camminata nel paese, con bici a mano, qualche foto e pranzo a base di un paio di snack ai cereali e acqua, si riparte quasi subito.  Il paesaggio torna quello a cui ci siamo abituati nel primo tratto, poi diventa nuovo, scuro, "cementificato", industriale, mi ricorda la mia città. Orte scalo. salita. Orte. Di questo paese vediamo solamente la stazione ferroviaria. Non male, guardiamo gli orari, acquistiamo i biglietti, bisogna attendere poco per il prossimo treno per Perugia. Binario 4-Panchina-Treno-Bici appese-Poltrona-Perugia.

Orte segna il confine tra il Lazio e L'Umbra, ma è ancora Lazio. non ci ho fatto caso nella pianificazione, sarebbe stato bello "espatriare" pedalando, avremmo potuto lasciarci il Tevere e iniziare a costeggiare il fiume Nera, fermandoci a Narni(a) e prendere il treno (oppure un Armadio) da li. Avendo avuto quel giorno in piu, inoltre, si poteva pensare di raggiungere Terni e le cascate delle Marmore... ma per fare tutto questo ci sarà il mio viaggio in solitaria dalle Marche, attraverso il terremoto, verso L'Umbria.

A Perugia ci ero stato diversi anni prima, due o tre volte, una delle quali durante un viaggio con la mia famiglia con un furgone che mio padre aveva trasformato in camper. Ritornare in Umbria dopo svariati anni mi ha riportato al naso l'odore di quella vacanza che feci da bambino, trasmettendomi ricordi più vivi di quell'esperienza, piuttosto che delle volte un cui ci sono andato da adolescente/adulto, forse merito della bicicletta, forse merito del fatto che quando si invecchia si preferisce ricordarsi bambini.
Perugia è la città meno pedalabile che abbia mai visitato in sella ad una bicicletta: dislivelli improponibili, automobilisti impazienti, auto troppo veloci.
Durante il tragitto in treno chiamo una mia amica Perugina (in realtà è molto tarantina, ma vive li da un paio di decenni), speravo di incontrarla, ma camminava sulla Via Francigena, non ci vediamo, ma dopo una piacevole chiacchierata al telefono mi indica l'Ostello in cui alloggeremo; camera pulita, prezzo popolarissimo. Raggiungerlo è stata comunque un'impresa. il GPS ci portava altrove, e non capivamo le indicazioni dei residenti, ad un certo punto mi sono convinto del fatto che ci stessero prendendo tutti per il culo, divertendosi a guardarci mentre rifacevamo decine di volte la stessa salita. 

Alla fine, per magia, compare: il Castello è Conquistato!
Il Castello Errante di Perugia.

Al solito, Doccia, relax e si esce...a piedi, con i mezzi pubblici. La MiniMetro Perugina è adorabile, viene voglia di starci delle ore e coccolarla. peccato che si muove solo fino alle 21.30... Stop!


Alla Prossima.


giovedì 4 maggio 2017

Quella volta che sono scampato all'Apocalisse grazie ad un film di merda

Ieri quando l'Italia era in crisi a causa del blocco di whatsapp durato circa due ore, io ero al cinema a guardare "the Circle".
The Circle: l'ho atteso trepidante, pregustandolo dalla visione del primo trailer, Emma Watson, Tom Hanks, Patton Oswalt e Karen Gillian; fosse solo per per questi ultimi, lo riguarderei... Amy Pond, l'ho amata dal primo momento la compagna dell'undicesimo dottore, quasi come ho adorato l'undicesimo Dottore, L'undicesimo è il primo con il quale mi sono commosso. Patton Oswalt poi, ma quanto è bello Patton, quanti bacini gli darei.
La protagonista è Ermione, accompagnata dal capo treno di Polar Express, che in questa pellicola, secondo me, vuole omaggiare Steve Jobs ingrassato del '98. Ed è proprio nel 1998 che un film del genere avrebbe avuto un senso, non nel 2017.
Se non si fosse capito, il film non ha soddisfatto le mie aspettative, se me lo avesse propinato un sito di streaming spacciandomelo per un episodio di Black Mirror ci avrei creduto senza indagare oltre, Black Mirror è una serie che a parte due episodi ("White Bear" e "The National Anthem") considero decisamente sopravvalutata. Diciamo che questo "the Circle" sarebbe potuto essere il terzo episodio "decente", ma niente di così sconcertante, niente che riuscisse a darmi argomenti su cui riflettere. Questa visone distopica delle nuove tecnologie inizia a starmi decisamente sulle palle, Specie quando a scriverla sono delle Capre come gli sceneggiatori di questo film. Ho avuto un conato quando Emma (neoassunta della più grande Corporation IT del mondo) anziché fare uno screenshot, tira fuori lo smartphone e fotografa il monitor del PC.
Di cosa parla? Della ragazzina neoassunta in una grande e cattivona corporation IT; e alla fine non vince nessuno. Sulla trama non c'è da aggiungere altro, se hai visto "S.Y.N.A.P.S.E. - Pericolo in rete", non è necessario vedere questo; solo che "Antitrust" (titolo Originale) è uscito 16 anni fa e all'epoca si che aveva un senso toccare certe tematiche, e comunque lo ha fatto meglio e con più realismo rispetto a questo. la NURV di Synapse era decisamente più verosimile della "the Circle".
Ecco questo mi è successo mentre tu bestemmiavi l'assenza di WhatsApp. Guardavo un film che parlava di te, Te inconsapevole e negazionista vittima della tecnologia. invece di coprirti gli occhi e fare finta che "tu sei diverso", impara ad usarla per bene. studia, informati, e resta al passo. Sappi che così come sei ti odio profondamente amico mio. Odio te e tutti quelli che minacciano con uno status di facebook di cancellarsi da facebook, Ti odio quando sui social critichi chi condivide troppa roba sui social. Ti odio quando su istagram posti i tuoi selfie davanti allo specchio della palestra. Ti odio quando su facebook senti la necessità di condividere quanto stai bene anche senza Whatsapp. TI ODIO e ti abbraccio forte forte... subito dopo essermi dato fuoco.










Per fortuna oggi è lo starwars day, e Amazon mi darà grandi soddisfazioni; e poi ho scoperto che ricomincia Sarabanda con Enrico Papi. Quindi è comunque un buon giorno per continuare a vivere

venerdì 28 aprile 2017

Il peso della connessione, del tempo che passa, la felicità

Bike Trip 21.04-22.04 2017 Parte 1 di 3 (Taranto - Trevignano Romano)



Quando decisi di partire con la 5xc, dovevo farlo da solo, dovevo prendere il "rapido Taranto/Ancona",dovevo percorrere più chilometri con meno salite. Ma Rino diceva anche che non bisogna mai "criticare un film senza prima, prima vederlo". Allora quando il mio migliore amico ha palesato l'idea di volermi accompagnare, pressai perché questo avvenisse. Così è stato.

La pianificazione è cambiata parecchio; non più Marchè/Umbria, ma Lazio/Umbria; il calcolo del percorso e del dislivello diventa più approssimativo (in due possiamo permetterci di improvvisare), Sono pigro e non sono motivato a sufficienza per fare le cose per bene... mai. Non si parte più in treno da Taranto verso Ancona, ma in Macchina verso Fiumicino. Si parte di sera dopo lavoro, si arriva a Fiumicino di notte e si dorme tra divano e pavimento a casa di un'amica. Sono troppo stanco per tirare fuori dallo zaino il tablet e provare ad abbozzare l'inizio di un diario di viaggio, uso l'iPhone, apro "note", non ne viene fuori niente di buono, passo circa un'ora a scorrere la home di Facebook e a mettere cuori su Instagram. Troppi pensieri. Troppe preoccupazioni. L'Ansia... la paura di deludere le aspettative del mio compagno di viaggio; è una mia responsabilità. L'Ansia... il meteo incerto, farà freddo, sono troppo pesante, ho portato troppa roba. L'Ansia...
La sveglia suona alle 8.00 ma eravamo già in piedi. La schiena ha già qualcosa da dire. Le ore di sonno sono state poche e inquiete. una doccia veloce e tutta la calma per non dimenticare niente. Usciamo di casa alle 9.00 imposto il gps per un percorso pedonale verso la prima tappa; ci si scalda per 25km circa, pausa. colazione. borracce piene, banane comprate, una l'ho mangiata, una è nella tasca della maglietta e l'altra... si parte davvero.


La Bicicletta è troppo carica. Ho portato troppa roba. Non mi serve tutto quello che ho. Si. È una stupida e scontata metafora della vita: Abbiamo davvero bisogno di tutto quello che ci portiamo dietro? Le comodità delle quali pensi di non poter fare a meno, sono le stesse che ti "bloccano" e non ti lasciano proseguire il tuo cammino. Le cose che possiedi alla fine poi ti possiedono diceva Tyler. Ho portato l'iPad e la smart keyboard (con annesso un carico d'ansia per la paura di perderli) per scrivere il blog in tempo reale, alla sera, per riversare tutto senza rischiare di dimenticare nulla; ma perchè? la mia memoria funziona bene, e se poi qualcosa la dimentico e mi trovo a dover inventare, chissenefrega, anzi, sicuramente verrà fuori roba piu interessante della verità. Sono pesante. troppo pesante. il clima è mite (in culo alle previsioni e alle Allerte meteo) non dovevo portare il completo invernale. non dovevo portare due powerbank (la pendenza è del 8%. questa salita non finisce mai), l'iPad non mi serve, per principio non voglio usare il rampichino, questa salita mi serve per espiare, deve far male. Non dovevo portare il jeans e la felpa. Non dovevo portare l'iPad. Che me ne faccio di due powerbank?! intorno a me il panorama è fantastico, la primavera profuma di buono, di bagnato, la sento addosso, dentro al corpo, penetra attraverso i pori, ne sono immerso. Fà male, e godo.
Il paesaggio troppo repentinamente muta, le colline diventano più aride, c'ê più strada, piu' asfalto, più rotatorie, più cartelli stradali; su uno di questi leggo: "Vigna di Valle", raggiungo il compagno e propongo di fermarci al museo dell'Aviazione e dell'Aeronautica Italiana, siamo d'accordo, una piccola deviazione e in pochi minuti (dopo una discesa da 70km/h) siamo all'ingresso presidiato da una guardia armata che puo' avere 20 anni, spaventato a morte da due "signori" in abbigliamento bizzarro che vogliono entrare in una zona militare in sella a due biciclette piene di borse. Dopo aver richiesto e avuto l'autorizzazione del Capo di Stato Maggiore, ci lascia entrare.
Adoro il museo di Vigna di Valle in quanto è l'emblema della maestosità della forza e della superiorità della macchina sull'uomo. L'aeroplano, più di ogni altro "arnese" esprime le qualità della razza alla quale apparteniamo: L'intelletto, il coraggio, la follia. È la seconda volta che lo visito e come la prima, la sala dei velivoli dei pionieri del volo, quella dei caccia impiegati nel primo conflitto mondiale e quella degli idrovolanti da corsa sono le mie preferite, poter "toccare" (in realtà non si potrebbe, ma paradossalmente non c'è nessuno che sta li a fare la guardia) quelle macchine è come uno Tsaheylu tra un Na'vi e un Ikran, crea una connessione con la storia con i veri Futuristi, con gli "Assi" che volavano e combattevano per un Ideale (condivisibile o meno, sticazzi); combattevano e volavano con una pistola d'ordinanza nella fondina, a cosa servisse una pistola su un aereo dotato di mitragliatrice è presto detto: questi apparecchi si incendiavano con una certa facilità, e il pilota piuttosto che morire bruciato tra le fiamme preferiva spararsi un colpo alla tempia. Adoro.

All'uscita dal museo si prosegue costeggiando il lago lasciandocelo sulla destra, ancora mi è ignoto come sia possibile che le coste di un lago abbiano un dislivello così fastidioso, un lago è piatto come un lago di solito, ma vabbè. Bracciano, restiamo sul lago, una pizzeria gestita da personale cortese e gentile ci rifocilla, bevo una birra grande e mangio una pizza (ne avrei volute mangiare due). In questo viaggio non ho portato con me gel a rilascio immediato, ho deciso di affrontare questo viaggio senza aiuti alimentari, mangiando cibo e bevendo liquidi ordinari, non fumando. Decidiamo di ripartire troppo presto, la pizza la digerirò dopo, i sali/scendi degli ultimi 12 chilometri prima di Trevignano ci hanno  davvero provato, le gambe sono rigide come tronchi, sdraiati per terra non riusciamo a raccogliere le forze cerebrali per cercare un posto economico nel quale passare la notte, ci fermiamo al più vicino, che probabilmente è anche il più costoso, però che vista dalla terrazza:











Arrivato in camera non riesco a fare neanche la doccia, puzzo ma mi metto a letto senza lavarmi (non prima di aver chiesto la password del wifi), di nuovo provo a scrivere, di nuovo non ci riesco. Di nuovo penso e di nuovo sono contento di non essere un Asso della prima guerra mondiale, sono contento di non avere una pistola nella fondina della divisa. Penso a Filippo Tommaso Marinetti, ai suoi baffi all'insù e al manifesto del futurismo, e a quanto dovrei farmi schifo per quanto, in molti punti, mi ci ritrovo (che poi se penso che il manifesto è stato scritto 108 anni fa, e parla di futurismo e di distruzione del passato, rischio di scomparire con un quantum leap).
Per il momento mi sono rotto i coglioni, se ti interessa sapere come va a finire devi aspettare le parti 2 e 3 di questo racconto.
Alcuni scatti su questo percorso Quì


  • Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
  • Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
  • La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
  • Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un'automobile un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
  • Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
  • Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.
  • Non v'è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo.
  • Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
  • Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
  • Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
  • Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, e le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
È dall'Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquari. Già per troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.


martedì 18 aprile 2017

Andrà tutto bene

Sono tutte cazzate! La cattiveria non esiste. L'umano è un essere fondamentalmente positivo, si fida di te e ti ama a prescindere. L'imprinting è quasi sempre positivo. È veramente difficile riuscire a farsi odiare. È così...

Oppure, sono l'uomo più fortunato del mondo.

Mentre sto scrivendo queste righe vivo uno dei pochissimi attimi di serenità in uno dei periodi più cupi della mia esistenza. Sarà un epitaffio a memoria di una futura rinascita e non di una dipartita. Perché la propria vita la si deve a qualcuno, la devi al tuo prossimo come diceva il Compagno Gesù Cristo. Devi dedicarla a coloro che ti hanno regalato i momenti di gioia, perché "la vita è quasi sempre una merda, altrimenti le persone non si suiciderebbero".
Vale la pena vivere per quella Persona che pur di non dartela vinta, riesce a farti del bene facendotelo interpretare come gesto di estrema cattiveria. La devi a quella Persona che è stata lì sempre, nonostante tutto. Nonostante tu sia quanto di peggio poteva incontrare lungo la propria strada. Vale la pena vivere per il tuo migliore amico, ma anche per il tuo peggior nemico, per andargli in culo finché avrai fiato.




...un momento che dura da 37 anni.


lunedì 10 aprile 2017

37

Scopro in ritardo che i Pink Floyd e Stanley Kubric il 23 Marzo mi hanno fatto un gran bel regalo di compleanno.
Buona visione

venerdì 7 aprile 2017

favola su una bicicletta



Questa è la storia di una bicicletta, una bicicletta costata poco, la storia della bicicletta con la quale per la prima volta ho messo le ruote fuori da una strada nera e grigia, la prima bicicletta con la quale mi sono allontanato da casa, la prima che mi ha accompagnato fuori dal traffico, dentro la al fango, sulle rocce, dentro me stesso.

Insieme a Lei ho incominciato a percorrere sentieri e non sentieri, la prima bicicletta che ho portato sulle spalle la dove niente si poteva pedalare.
Questa è la storia di quella bicicletta, di quello che mi ha dato, di quello che è diventata e dei compromessi che ognuno di noi deve affrontare nella vita. Una storia di crescita e metamorfosi.
Lei è un ferro prossimo al compimento dei 20 anni, ma al tempo era una signora, una gran bella signora, troppo grande per me, le misure del decathlon di quegli anni erano davvero troppo generose, sbagliai la taglia. Le biciclette del decathlon si chiamavano ancora "biciclette del decathlon", non B'Twin, le geometrie dei telai si somigliavano tutte. É una decathlon rockrider x5; o meglio, era.
Succede spesso che io mi affezioni agli oggetti, succede spessissimo con le biciclette, questa non era la mia prima bici in assoluto (la prima fu una cross rossa con la leva del cambio sul tubo orizzontale, la seconda una bmx gialla bianchi, poi una mtb montana di colori fluorescenti... poi altri ferri recuperati, regalati.. mai venduti) ma con lei comunque ho vissuto un sacco di prime volte e per questo ci sono ancora più legato. Il mio rapporto con le due ruote a propulsione umana non è mai stato costante, ma tutte le volte che mi sono avvicinato ad una bicicletta (alla bicicletta in generale) sono coincise con periodi di cambiamento e in qualche modo di rinascita, o quantomeno di evoluzine. Questa  5x è alla sua terza vita, forse l'ultima (come nella migliore tradizione videoludica).

Life 1 - Fu aquistata per gli spostamenti in città, non ricordo se mi avessero tolto la patente, o se avevo distrutto un'auto... non ricordo proprio, fatto stà che avevo bisogno di una bici per muovermi. nei vari traslochi e periodi di allontanamento mi sono ritrovato senza bicicletta. il Decathlon (che dalle mie parti aveva aperto da pochissimo) era il posto ideale per trovarne una decente ad un prezzo non eccessivo. la prima vita scorse così senza intoppi, tra scorrazzate nel traffico e qualche uscita dal centro cittadino per raggiungere il mare.

Life 2 - La seconda vita non fu proprio una rinascita, ma più (per restare in tema videogames) un PowerUp, un powerup trovato per caso: i miei problemi di mobilità si erano risolti, ma la xc5 continuavo ad usarla per diletto, quando ad un certo punto, non ricordo bene le circostanze, realizzai che avevo sotto al culo una MTB, un mezzo offroad "e sono un coglione!" pensai. Apportai delle piccole modifiche (ma non voglio perdermi nei tecnicismi) e la mia bella XC5 era pronta a fare XC, ma anche enduro, anche bmx. Scoprii la mountainbike, scopri un nuovo modo di vivere la bicicletta, di vivere la città, di vivere... scoprii la mia strada, che in realtà non era una strada. Lo scoprii un po' tardi, le geometrie, le ruote da 26, la forcella, i vbrake erano ormai superati, le mountainbike erano diventate un'altra cosa nel frattempo. Dovevo lasciarla. Quando ho cambiato mountainbike l'idea di venderla non mi ha mai neanche sfiorato lontanamente. Ho cercato di farla restare viva, pregando le persone a me vicine di utilizzarla, di farla correre, ma ovviamente nessuno poteva capire i miei sentimenti ed è stata ferma a lungo. DEATH!


Life 3 - La mtb è ormai al centro dei miei pensieri, organizzo le mie giornate affinchè possa avere sempre un po' di tempo per sentire le rocce, la terra e la ghiaia scorrere sotto le ruotone della mia GIANT. Da qualche anno ho rinunciato alle quattro ruote, ho rinunciato a spostarmi in una scatoletta di tonno (se dovrò morire sulla strada, almeno volerò negli ultimi istanti della mia vita). Gli ultimi anni ho affrontato i miei primi viaggi in bicicletta, l'ultimo anno in moto ed ho imparato ad apprezzare lo spostamento come parte integrante del viaggio e non solo come inframezzo, non c'è niente di meglio che viaggiare in bicicletta per goderne a pieno. Non ci sarebbe niente di meglio che viaggiare in mountain bike, fuori strada. sulla ghiaia, gravel in inglese... GRAVEL BIKE. ho esplorato l'internet, i negozi fisici e online per capirci qualcosa e ne emerso che non c'è niente da capire, questa è LA BICICLETTA, la bicicletta che ti porta ovunque e che dovresti portare ovunque. Il compromesso ideale. Odio i compromessi. ma solo i cattivi non riescono a vedere il buono nelle cose, questo è un buon compromesso. Ok, però non voglio comprarla, voglio pedalare sulla mia xc5, la bicicletta che mi ha fatto scoprire la mia strada fatta di non strada. Di nuovo, non voglio rovinare questa favola facendo un elenco dei lavori eseguiti e delle componenti sostituite. Ti basta sapere che adesso la mia xc5 è questa quì (foto); e che tra pochi giorni, da soli io e Lei, partiremo. Ti racconterò com'è andata quando torno.



sabato 1 aprile 2017

OffRoad

"Trova la tua strada" mi dicono. A 37 anni una strada non ce l'ho.
"Trova la tua strada". La mia? Io non ho una strada mia, sai che palle avere una strada privata, nella quale non incontri nessuno, o se lo incontri è solo un ospite, uno che percorre la mia strada, uno che è li di passaggio, uno che invade il mio spazio per definizione. Un clandestino. No. Io non la voglio una strada mia.
Io non la voglio proprio una strada che sia una: una strada sola per andare in un unico posto prefissato è il tunnel con in fondo la luce. é la morte.
Una strada, un pezzo di mondo confinato, comodo, asfaltato, a volte solo battuto, ma che qualcuno comunque ha percorso prima di me; quella strada un tizio, comunque, deve averla tracciata. Una strada mia, che non sarà mai veramente mia, non la voglio.

Non voglio camminare su una strada, voglio camminare sulla terra, nella terra al di sopra della terra, "IDCLIP" cazzo!








IDDQD e IDKFA per stare tranquilli.



domenica 19 marzo 2017

il diciannove marzo

"le maestre quest'anno ci hanno detto di parlare con il cuore, sappiamo che sarà molto difficile [...]" Inizia più o meno così la poesia (imparata a memoria) della festa del papà che mio figlio stamattina ha recitato dopo avermi regalato una coppa di carta pesta realizzata delle sue insegnanti con su scritto "Al Mioglior Papà del Mondo". Quest'anno mio figlio parla con il cuore e recita (a memoria) un papiro lunghissimo, parlando al plurare, come se io fossi il padre suo e di tutti i suoi compagni,
Perchè ti istruiscono alla menzogna? come posso essere io "IL MIGLIOR PAPÀ DEL MONDO" e allo stesso tempo anche i genitori dei tuoi compagni?
"Il migliore" è un comparativo assoluto, se il migliore sono io, non possono essere allo stesso tempo i migliori anche i padri dei tuoi compagni. Perchè neanche ti insegnano ad applicare nella vita lo studio della lingua italiana? Come puoi parlare con il cuore recitando a memoria delle parole che non provengono dal tuo cuore? Perchè non ti insegnano la libertà, l'indipendenza e a parlare con il tuo cuore?

quest'anno mio figlio non è riuscito a ricordare tutta la poesia, si è bloccato ed ho letto nei suoi occhi lo sconforto, il fallimento; ma a 6 anni e mezzo non si può fallire mai.


Tu non fallisci mai! Tu Sei un campione! Tu vinci sempre! Perchè ogni giorno cresci e ogni giorno sei migliore.


Figlio, io non ho avuto il coraggio di dirti tutto questo stamattina perchè tuo padre è un servo, tuo padre è ormai omologato a questo sistema; è diventato adulto e padre, ma non riesce ad essere per te l'esempio di ribellione che ogni figlio merita di avere. cresci Libero, cresci Anarchico, diventa adulto e cresci amando sempre come solo un bambino sa amare.